lunedì 20 novembre 2017

Chills - Mary Sangiovanni

Titolo: Chills
Autore: Mary Sangiovanni
Editore: Dunwich Edizioni
Pagine: 214
Prezzo: 3,99 € (ebook), 12,90 € (cartaceo, al momento scontato a 10,97 € su Amazon)

Voto: 4/5 

Trama (dalla quarta di copertina):
True Detective incontra H.P. Lovecraft in questo romanzo dell’acclamata autrice Mary Sangiovanni.
Tutto comincia con una brutale nevicata a maggio. L’area più colpita è la cittadina rurale di Colby, nel Connecticut. Le scuole e le attività sono chiuse, la rete elettrica è fuori uso, e il detective Jack Glazier trova un cadavere nella neve. Sembra essere la vittima di un bizzarro omicidio rituale. Non sarà l’ultima. Mentre la neve si accumula, così si accumulano i sacrifici. Tagliato fuori dal resto del mondo, Glazier si allea con una specialista dell’occulto per scovare la società segreta che si nasconde tra loro.
Gli dei che adorano sono inimmaginabili. I poteri che evocano sono inarrestabili. E le cose che faranno alla brava gente di Colby sono profondamente, orribilmente innominabili…

Recensione:
Neve, sangue, morte. Sono queste le parole attorno alle quali gira gran parte del thriller Chills di Mary Sangiovanni. Tutte e tre ugualmente importanti ai fini della storia, vengono esaltate da una trama che ruota attorno a una serie impressionante di uccisioni nel corso di un’insolita nevicata in pieno giugno. Il legame tra neve, sangue e morte è evidente fin dalle primissime pagine, grazie alla scena d’apertura in media res che mostra il ritrovamento di quella che si rivelerà essere solo la prima di tante vittime. Le indagini prendono subito la via dell’occulto quando si ritrova sul corpo del malcapitato uno strano simbolo riconducibile alla Mano delle Stelle Nere, una setta di fanatici che vogliono aprire le porte dimensionali tra il nostro mondo e gli angoli più nascosti e oscuri dello spazio senza stelle.
Tutto sembra guidarci verso un romanzo poliziesco, senza dubbio macabro abbastanza da evocare i brividi del titolo, ma comunque decisamente giallo, con una task force della polizia pronta a intervenire, un bravo detective alla guida e una setta di pazzi visionari che accumula cadaveri per i loro sacrifici e rituali. Sarebbe già una buona trama, e infatti scaffali e tv pullulano di storie del genere. Ma Chills non è questo, o almeno non solo. Una task force c’è davvero, un detective anche e, purtroppo per la cittadina di Colby, ci sono anche i sacrifici della Mano delle Stelle Nere. Il problema vero è che c’è anche altro e che quei pazzi non sono poi così tanto visionari.
L’autrice non fa mistero dell’altro” alle porte di Colby, svelando le carte piuttosto presto nella narrazione e dando subito al proprio romanzo la giusta collocazione. Per comprenderla è necessario aggiungere una quarta parola alle tre di apertura: Antichi.
Chi viene da letture lovecraftiane non può non associarla a un cosmo d’inimmaginabile orrore nascosto appena oltre il nostro mondo, ed è proprio a quel cosmo che attinge Mary Sangiovanni. Le sue creature trasudano incubo, un incubo fatto di freddo e neve, di terrore e morte. Un incubo che non dà tregua finché non si arriva all’ultima pagina. Perché nel romanzo non c’è un attimo di respiro, non c’è pausa, non c’è salvezza: capitolo dopo capitolo si assiste a un crescendo di omicidi, finché la rete non si stringe attorno ai protagonisti e quindi alla risoluzione.
È proprio questa reiterazione di scene simili tra loro che poteva rappresentare la maggiore insidia: più della metà del romanzo è incentrata sugli omicidi degli abitanti di Colby ed era facile scivolare nella noia da ripetizione dello stesso schema. Il motivo per cui ciò non avviene è la capacità di sviluppare la storia anche in senso orizzontale, oltre che in verticale. Si entra allora in contatto con tutti i personaggi, comprese le semplici comparse, di cui si approfondisce la storia e le emozioni, e si finisce per parteggiare per loro anche quando si sa già che saranno le prossime vittime. Grandi autori come King hanno fatto il successo dei loro libri con questa loro abilità e in Chills si sente forte l’influenza di tutti loro.



mercoledì 1 novembre 2017

Oltre il nero dell'anima - David Falchi


Titolo: Oltre il nero dell'anima
Autore: David Falchi
Editore: Dunwich Edizioni
Pagine: 195
Prezzo: 9,90 € (cartaceo), 2,99 € (ebook)

Voto: 5/5

Quarta di copertina:
Questa volta ho rischiato davvero di sparire nel nulla. Tutto è cominciato quando mi sono trovato a indagare sul caso di possessione di Lucy Spencer, moglie del famoso comico – famoso almeno per il resto del mondo – Dwight Spencer. Che fosse un’indagine fuori dal comune l’ho pensato non appena ho messo piede nella tenuta romana dell’attore, ma mai avrei pensato che per provare a uscirne vivo avrei dovuto evocare io stesso una creatura infernale e fare i conti con uno spirito insinuatosi in casa mia. E no, non sto parlando di Lerner. Mai avrei pensato di essere trasportato fino alle Cascate della Dissoluzione… e di non fare più ritorno.

Recensione:
La prima volta che mi sono avvicinata al mondo di Marcello Kiesel, un personaggio a metà tra un detective dell'occulto e un ghostbuster, l'ho fatto con un bel carico di riserve. Il romanzo era "Nero Eterno", l'autore David Falchi, l'editore Dunwich Edizioni e il tema la possessione: tutte cose che avevano acceso in me quella curiosità che porta inevitabilmente a cedere all'acquisto. In fondo, conoscevo la casa editrice ed era per me fonte di garanzia, dell'autore avevo letto qualche racconto che mi era piaciuto e sia la trama sia la tematica del romanzo mi avevano convinto. Le incertezze nascevano proprio dall'idea di un protagonista "seriale", oltre che dalle tinte gialle che poteva prendere quello che mi auguravo fosse più che altro un horror. Ebbene sì, sono tra quelle persone che non subiscono il fascino di detective, commissari e ispettori vari e ho sempre trovato le dinamiche dei romanzi/film gialli di una noia difficile da replicare.
Temevo che Marcello Kiesel potesse essere un potenziale Colombo o Montalbano, beniamini di molti ma non i miei, e speravo che l'aspetto soprannaturale servisse a renderlo interessante ai miei occhi. La verità è che al termine di quel primo appuntamento mi sono sentita come una ragazzina con la cotta per il leader di una boyband. Kiesel mi ha conquistata e non l'ho più abbandonato.
Solitario, granitico, rispettoso delle forze che padroneggia e anche di quelle che non padroneggia, il personaggio evolve libro dopo libro sia nella sua dimensione più intima sia in quella sociale, tanto da aprirsi a nuovi collaboratori (e amici) in questo "Oltre il nero dell'anima". Accanto al sempre presente Lerner, spirito distruttore imprigionato nel mondo dentro lo specchio che Kiesel porta sempre con sé, nonché grandiosa spalla dal punto di vista strettamente narrativo, la squadra si arricchisce di due nuove elementi: il giovane apprendista Pierfrancesco e l'Inquisitore Klaus. Sono due vecchie conoscenze per quello che Stephen King chiamerebbe Fedele Lettore, essendo entrambi personaggi già comparsi (ma forse sarebbe meglio dire presentati) nei libri precedenti. Ed è questa la bravura di David Falchi: più si conoscono le sue opere e più il suo mondo si apre, rivelando nuovi scorci, nuovi intrecci, nuove possibilità. Si ha la sensazione di leggere un grande autore, con le idee chiare su ciò che sta costruendo e un bellissimo puzzle da mettere su carta e poi far comporre al lettore. Se fosse uno scrittore fantasy, mi farebbe pensare a qualcuno che ha già ben definita tutta la cosmologia del suo mondo.
"Oltre il nero dell'anima" è emblematico in questo senso, riprende elementi delle storie precedenti ma non ne è la prosecuzione, risente delle loro conseguenze ma non ne è vincolato: tutto questo regala un nuovo tassello allo splendido mosaico di Falchi (naturalmente nero), ma anche un romanzo autoconclusivo, leggendo il quale si sente solo un delicato riverbero delle altre storie.
E non potrebbe essere altrimenti, perché quella con cui è alle prese Marcello Kiesel in "Oltre il nero dell'anima" è una minaccia che va ben oltre l'infestazione di una casa o la possessione di una donna. In gioco c'è l'equilibrio del mondo, con potenti forze provenienti da più piani di esistenza (e di non-esistenza) che stavolta sembrano proprio al di là delle capacità del nostro eroe.
Una trama che tiene con il fiato sospeso, gestita con cambi di ritmo magistrali e arricchita da una scrittura che, senza fare le capriole o perdersi in inutili arabeschi, dà vita a un personaggio indimenticabile e a grande narrativa.


domenica 17 settembre 2017

Recensione di Dead Man e Shadow Play, di Domino Finn

Titolo: Dead Man – Il fuorilegge della magia nera, vol. 1
Titolo: Shadow play – Il fuorilegge della magia nera, vol. 2
Autore: Domino Finn
Editore: Dunwich Edizioni
Prezzo: 2,99 (ebook), 12,90 (cartaceo)

Voto: 3,5/5

Trama (dalla quarta di copertina):
Mi chiamo Cisco Suarez e una settimana fa ero morto. Costretto da una maledizione a servire un’organizzazione avvolta dalle ombre, ho parecchio sangue sulle mie mani. Per fortuna ho anche un problema a rispettare le autorità, perciò non prendo più ordini e la prima cosa da fare sulla mia lista è abbattere quei bastardi.


Recensione:
Nel primo volume “Dead man” facciamo la conoscenza di Francisco “Cisco” Suarez, un ragazzo di Miami affascinato dalla magia nera tanto da renderla qualcosa di più di una passione. È stata la magia nera a metterlo nei guai, anche se lui non ricorda né il motivo né l’esatta sequenza degli eventi: si è solo risvegliato in un cassonetto, più forte, con più poteri e più vecchio di dieci anni. In quel periodo di tempo di cui non ha ricordi è stato morto, zombie e assassino agli ordini di qualcuno che ha deciso di far fuori pezzi grossi della magia nera ma anche persone molto vicine a Cisco.
Ora il maleficio è spezzato e Cisco ha tutta l’intenzione di scoprire chi c’è dietro la sua morte e perché è stato ucciso. La seconda risposta arriva per prima: Cisco era in possesso di un potente manufatto che ha attirato le attenzioni di un’oscura organizzazione.
“Dead Man” ci mostra le prime fasi della ricerca, i dubbi di un ragazzo che si risveglia uomo e che scopre con orrore che la sua famiglia è stata trucidata, che la sua morte è al centro di una guerriglia magica e che il suo migliore amico pare invischiato in qualche modo in tutto questo.
In “Shadow play”, secondo volume della saga, Suarez tenta, uomo dopo uomo, uccisione dopo uccisione, di dipanare la matassa dei misteri che avvolgono il suo passato e i suoi nemici, continuando a regalare al lettore azione, adrenalina, suspense e tanta tanta magia.
Vengono proposte nuove situazioni, sempre intrise di soprannaturale, e nuovi personaggi che calcano ancora più che nel primo libro sull’aspetto mistico-spirituale della magia di Suarez: spiriti, animisti, occultisti, poltergeist, oltre a elementali del fuoco e a streghe-ninja, vivacizzano le pagine di questo romanzo. Gli effetti speciali sono assicurati.
Meno riuscito l’aspetto emotivo della storia, con i rapporti sentimentali e familiari del protagonista che scivolano via un po’ troppo superficialmente, nonostante le ottime premesse per qualcosa di ben più profondo.
Ma “Il fuorilegge della magia nera” è e rimane una saga d’azione, che non può non avvincere con il suo ritmo e uno stile cinematografico: romanzi fortemente “action” che però non esitano a tingersi di giallo e di nero.

E non è ancora finita, perché Cisco è ben lontano dall’aver risolto la matassa ingarbugliata della sua vita.


mercoledì 9 agosto 2017

A Disabilandia si tromba - Marina Cuollo


Titolo: A Disabilandia si tromba
Autore: Marina Cuollo
Editore: Sperling&Kupfer
Pagine: 182
Prezzo: 9,99 € (ebook), 14,90 € (cartaceo)

Voto: 5/5

Trama (dalla quarta di copertina):
«Sono una microdonna, alta un metro e una mentina, che ha bisogno di mostrarsi sempre un po' incazzata con il mondo per dire la sua. Ma in fondo sono come una crème brûlée: quando rompi la crosta, sotto c'è il morbido. Ho trentasei anni, e quando sono nata nessuno ci avrebbe scommesso mille lire che ci sarei arrivata. Sono venuta al mondo con una sindrome genetica molto rara: la Melnick Needles, che non è una marca di siringhe ma un'osteodisplasia scheletrica che conta un centinaio di casi in tutto il mondo. Uso la sedia a rotelle e di notte dormo abbracciata a un ventilatore polmonare, ma rompo ancora le scatole in giro. Capirai, dunque, che quando mi presento a qualcuno il taglio di capelli non è la prima cosa che si nota.» Dalla sedia a rotelle, il suo punto di osservazione «privilegiato», Marina vede e ascolta cose sulla disabilità impossibili da immaginare per idiozia e insensibilità. Con una straordinaria ironia racconta situazioni, comportamenti, battute del normodotato medio quando si relaziona con il disabile per strada, al lavoro, negli uffici pubblici, al ristorante. Convinta che ridere di qualcosa di brutto aiuti a liberarsi da stereotipi e ipocrisie, Marina strappa tutte le etichette che spesso incolliamo su ciò che ci spaventa o che non conosciamo, e spazza via con la sua penna cinica ed esilarante tabù e preconcetti.

Recensione:
Chi appartiene a una qualsiasi minoranza sa benissimo cosa siano le etichette. A dar fastidio non è (sol)tanto l'accezione generalmente negativa che le accompagna, quanto piuttosto la facilità con cui, grazie a esse, si toglie identità e unicità alle persone per uniformarle a un insieme.
Questo accade anche quando quelle etichette si trasformano in positivissimi luoghi comuni. Ed ecco allora il proliferare di gay sensibili o di quattrocchi intelligentissimi o di disabili "che sanno darti tanto" (come spesso si sente dire tra i sostenitori delle buone etichette). Ma basta rifletterci un attimo per capire che non può essere sempre vero, un unico elemento in comune non può rendere le persone tutte uguali. Fidatevi, esiste il gay cuore di pietra, il quattrocchi stupido e il disabile che a darti tanto non ci pensa nemmeno. Anche nelle minoranze esistono tutte le sfumature di umanità e Marina Cuollo nel suo A Disabilandia si tromba fa un'indimenticabile carrellata di quelle che conosce, ossia i disabili e i non-disabili che si relazionano ai disabili.
Si è divertita (e diverte anche il lettore) ad appiccicare a sua volta delle etichette, suddividendo ulteriormente questi due gruppi di persone in tante sottocategorie di comportamenti: dal disabile stracciapalle, il cui unico scopo nella vita è quello di tediare il prossimo con le sue difficoltà, al disabile Buddha che ha trovato finalmente la via del Nirvana attraverso il #GrandeCambiamento causato dalla sua disabilità; dal non-disabile misericordioso, che indossa il mantello del supereroe ogni volta che vede qualcuno in sedia a rotelle, al non-disabile tuttologo, grande conoscitore di tutti i rimedi e di tutte le malattie, anche quelle inventate appositamente per trollarlo. Un campionario di umanità che vi farà capire quanta diversità c'è sotto la stessa etichetta. Se poi pensate che a scriverlo è una ragazza a sua volta disabile che è lì a perculare tutti, il risultato è uno spasso assicurato.
Ma come sempre succede quando l'ironia viene usata nel modo giusto, si ride e si riflette allo stesso tempo. Il messaggio passa attraverso le pagine più brillanti, spesso di vera e propria comicità (e qui la napoletanità dell'autrice aiuta, tanto per non mettere altre etichette o non cadere in facili - ma positivi!- luoghi comuni), ma anche attraverso quelle più riflessive e personali di inizio e fine libro, sempre scritte con lo stesso tono simpatico e canzonatorio. Perché anche le cose serie possono non essere prese sempre sul serio, perché un disabile non inizia e finisce nella sua malattia ma vive, sente, pensa, ama e, sì, tromba pure. E se questa non vi sembra una frase idiota e banale, allora nel libro c'è anche l'etichetta giusta per voi: leggetelo e trovatela.






venerdì 28 luglio 2017

Plugged (The Rewind Agency, Vol. 2) - Jill Cooper

Titolo: Plugged (The Rewind Agency, Vol. 2)
Autore: Jill Cooper
Editore: Dunwich Edizioni
Pagine: 198
Prezzo: 3,99 € (ebook), 12,90 € (cartaceo)

Voto: 4/5 

Trama (dalla quarta di copertina):
Lara Crane è bloccata nella sua mente, in un flusso di linee temporali dove la sua vita è perfetta, proprio come l’ha sempre desiderata. Ma non è reale. È stato tutto creato da coloro che vogliono usare i viaggi nel tempo per le loro ambizioni personali. Per portare a compimento i loro esperimenti e trasformarla in una mortale assassina temporale. Se Lara vuole sopravvivere e fermarli, dovrà rischiare di perdere la sua mente e la sua anima, e uscire da una prigione talmente perfetta da realizzare l’unico sogno che abbia mai avuto.

Recensione:
Lara è sempre Lara: spavalda, intraprendente, fin troppo impulsiva, tanto legata alle persone che fanno parte della sua vita da non volersene privare neanche quando il destino decide altrimenti. Ma il destino è un concetto variabile per chi può tornare indietro nel tempo e cambiare ogni volta le carte in tavola. Solo che quando si cambia il passato si incasinano sempre le cose. Solo che prevedere gli effetti delle proprie azioni non è così banale. Solo che non si deve lottare soltanto contro il tempo e il destino, ma anche contro la Rewind Agency, contro la senatrice Patricia, il suo tirapiedi Rex e tutti gli scagnozzi a loro disposizione. Forse perdere era inevitabile ed è per questo che, nonostante tutti gli sforzi di alterare il passato, Lara si trova in mano ai suoi nemici, chiusa in un laboratorio a fare da cavia per i loro esperimenti sui viaggi nel tempo.
Esperimenti e torture hanno però il viso adorato delle persone care, l'attrattiva della vita perfetta, il gusto dolce dei sogni realizzati: relegata in una realtà virtuale in cui ha tutto ciò che ha sempre desiderato, diventa difficile per Lara scegliere la verità di una vita da prigioniera, in cui il suo corpo e la sua mente vengono violati, il suo fidanzato giace morto in un vicolo e la sua famiglia è in pericolo. Meglio non tornare in quel presente. Meglio abbandonarsi alle illusioni di Rex. Ma anche se volesse scegliere diversamente come potrebbe riconoscere ciò che è reale e ciò che non lo è? Una volta a guidarla tra realtà e finzione c'erano le lancette degli orologi che nella simulazione giravano al contrario, ma ormai la Rewind ha sistemato anche quel particolare. Come se non bastasse, i suoi nemici hanno trovato il modo di manipolare i ricordi delle persone e questo rende tutto ancora più complicato.
Ma Lara è sempre Lara. Può cambiare la realtà intorno a lei. Possono cambiare le sue scelte. Può cambiare il suo aspetto. Può cambiare persino il suo nome: Lara Craine, Lara Montgomery, Lara James. Ma non cambia la capacità con cui questa ragazzina muove la storia e gli eventi, tenendo gli altri personaggi e il lettore stesso in orbita attorno a lei.
Il ritmo è serrato, i salti temporali ancora più frequenti che nel libro precedente: tra passato, presente, futuro, reale e virtuale, si sale su una giostra da cui il mondo appare in continuo stravolgimento. E nel romanzo tutto è volto a rendere questa giostra sempre più divertente, a farla girare a tutta velocità per vedere fin dove ci si può spingere: la scrittura rimane semplice e senza troppi artifizi, come a non voler prendere la scena al ritmo e alla trama, e i personaggi secondari mettono da parte la profondità che pure a tratti dimostrano di avere per lasciare spazio a quella di Lara, protagonista indiscussa della storia. Ne viene fuori un romanzo d'avventura. Un'avventura adrenalinica, entusiasmante, di quelle che ti lasciano senza fiato per il troppo correre.





giovedì 6 luglio 2017

L'armonia dell'imperfetto. Steambros Investigations - Alastor Maverick & L. A. Mely

Titolo: L'armonia dell'imperfetto. Steambros Investigations
Autore: Alastor Maverick, L. A. Mely
Editore: DZedizioni
Pagine: 150
Prezzo: 14,90€ (cartaceo sul sito della CE), 2,99€ (ebook - amazon)

Voto: 3,5/5


Trama:
Il mondo è dominato dalla meraviglia dei motori a vapore e delle macchine elettriche. La gloria e il lusso appartengono ai ricchi e ai potenti che lasciano le classi meno abbienti a vivere nella miseria. In questo miasma di fumo e carbone emergono le menti più brillanti, siano esse volte al crimine o alla giustizia. Nicholas e Melinda Hoyt sono due investigatori privati, schierati al servizio della giustizia, fondatori dell'agenzia "Hoyt Brothers Investigations". Quando un apparente caso di suicidio porta a galla frammenti del loro passato, solo una grande dose di fortuna, intelligenza e vapore potrà far emergere la verità e salvargli al vita.

Recensione:
Eccomi tornata alle recensioni dopo una pausa abbastanza lunga e ricomincio con Steambros Investigations di Alastor Maverick e L. A. Mely. 

Onestamente non ho mai letto un libro steampunk ma il genere mi ha sempre intrigato, sarà per i fantastici vestiti o i cosplayer sempre più presenti alle fiere. Tuttavia, tolto l'aspetto puramente estetico, ero completamente all'oscuro di cosa avrei trovato in questo libro. Si può dire che in parte il romanzo mi ha sorpreso, in parte quasi deluso.

Andiamo con ordine.

Cominciamo proprio con lo steampunk. Onestamente nella prima parte del libro l'ho trovato molto meno presente di quanto pensassi. C'è, questo sì, ma è più "narrato" che mostrato. 

L'opera si apre, infatti, con una descrizione breve e intensa di una Londra piena dei fumi delle molte fabbriche e della vita caotica all'interno della città (che verrà descritta come avvolta da una cappa nera anche in seguito) e con la brevissima narrazione della vita dei due protagonisti. Dopo questo inizio, gli accenni allo steampunk sono quelli riguardanti i vestiti e il loro sidecar (che ho avuto difficoltà a immaginare, a dire la verità, anche se molto presente nelle scene successive) e poco altro. È per questo che mi sono sentita delusa: mi aspettavo molte più cose.
Oltretutto mi ha lasciato perplessa la presenza di "conoscenze" scientifiche - e non solo - che all'epoca non erano note. Non so se questa sia una caratteristica tipica dello steampunk. Onestamente pensavo che il genere si manifestasse più nell'inserimento di tecnologie moderne. La presenza di un babbo natale rosso o di alcune conoscenze biologiche (che non posso rivelarvi per non farvi spoiler), così come un paio di altre cosine, del tutto anacronistiche, mi hanno lasciata perplessa. Tuttavia, non essendo un esperta di steampunk, non considererò questo come punto nella valutazione, probabilmente rientra nella tipologia.


Dopo questa lunga premessa sul genere, passiamo ai personaggi. Anche qui è un nì il mio. Se i protagonisti, i fratelli Hoyt, da un lato mi sono stati simpatici, dall'altro mi sono sembrati un po' forzati... forse un po' troppo, quasi fosse una forzatura voluta dagli autori. Il mio primo pensiero (come penso quello di molti), leggendo le loro manie e i loro atteggiamenti, è subito volato a "Una serie di sfortunati eventi" di Lemony Snicket e mi chiedo se i fratelli siano quasi un omaggio a quest'opera. Dei due protagonisti, entrambi dotati di un'ottima logica e capacità deduttiva, spicca maggiormente la sorella, purtroppo in un senso non troppo positivo. 

Nick, infatti, è descritto quasi come una persona normale (un dongiovanni dotato di un'intelligenza unica, quindi speciale, ma credibile), mentre per la solitaria Mel si è insistito un po' troppo sul suo negare la femminilità e disprezzarla apertamente, quasi come se l'essere donna (anche nel modo di vestirsi o atteggiarsi un po' più frivolo) e l'essere intelligenti si negassero a vicenda. Nonostante l'epoca in cui è ambientata la storia mi è sembrato si battesse un po' troppo su questo punto, ovviamente per far spiccare Mel come diversa e emancipata. 
Gli altri personaggi sono più uno sfondo, una stupida scimmietta con cui far risaltare le capacità dei protagonisti. Ciò si può notare in particolare nei contraltari dei due fratelli: l'incapace ispettore e la moglie, descritti in modo quasi caricaturale come due sciocchi e volgari. Non so se tutta questa "esagerazione" sia voluta, ma nel dubbio posso solo prenderla per come viene.

Per quanto riguarda la storia, mi è piaciuta. Non è eccessivamente lunga o complicata, ma mi ha soddisfatto. Da amante di racconti gialli, principalmente di Conan Doyle, il modo in cui è stato gestito il caso e la sua risoluzione non mi sono dispiaciuti e ho molto apprezzato l'introduzione del mistero che credo si dipanerà nei successivi libri della serie.

La ripetizione è un po' un elemento costante nell'opera, che questa sia dei gesti, in particolar modo quelli riguardanti il sidecar (forse per dare rilievo a uno degli elementi steampunk costanti) o delle descrizioni degli ambienti scuri della città o di quelle poco lusinghiere di personaggi e altri ambienti. 

L'opera c'è e le idee sono buone ma il tutto mi ha dato l'idea di aver bisogno di maturare un po', di essere reso più fluido e meno forzato.

Nonostante queste mie critiche, il libro ha un pregio che diversi altri non hanno, ovvero fa il suo mestiere: intrattiene e incuriosisce, anche se più che sulla storia principale lo fa sulla secondaria. Pochi cenni qui e là spingono il lettore a comprare il secondo volume. Anche questo obiettivo quindi è raggiunto ed è un plauso agli autori.

Piccole chicche: ci sono delle citazioni che riconoscerete e vi strapperanno una risatina o un sorriso e che sono espressamente indicate nell'ultima appendice del libro, poco dopo uno speciale capitolo con le ricette di casa Hoyt, che penso sperimenterò un giorno e che mi ha divertito molto trovare. La copertina poi è molto bella e affascinante.
Il mio voto complessivo dell'opera è 3,5. È un libro interessante, mi ha coinvolto nella lettura, ma ho visto dei limiti, facilmente superabili col tempo, e dei particolari da affinare, almeno secondo il mio gusto.

lunedì 26 giugno 2017

The Gift (Katie Corfield, Libro 1) - Rebecca Daniels

Titolo: The Gift – Katie Corfield, Libro 1
Autore: Rebecca Daniels
Editore: Dunwich Edizioni
Pagine: 224
Prezzo: 3,99 (ebook) e 12,90 (cartaceo)

 Voto: 4/5 

Trama (dalla quarta di copertina):
Katie Corfield ha un dono: riesce a entrare nella mente delle persone in coma, a guidarle in sogno e infine a riportarle in vita. Con l’aiuto di Matt O’Brien, suo amico e assistente, è riuscita a salvare molte persone. La fama è però un’arma a doppio taglio e Katie lo scopre sulla sua pelle quando viene rapita dal boss Alexander Mancini. L’uomo, incurante delle guerre tra clan che stanno dividendo Boston, ha il solo obiettivo di salvare il figlio Daniel, caduto in coma dopo un tentato omicidio. Mentre Katie è costretta a intervenire da sola in una situazione in cui fallire equivale a morire, Matt cercherà in tutti i modi di raggiungerla nel disperato tentativo di salvarle la vita. Rischiando di perdere se stessa nei violenti ricordi di Daniel Mancini, Katie scoprirà che l’aggressore del giovane è molto più vicino di quanto creda. 

Recensione
“The Gift”, prima proposta estiva di casa Dunwich, ha tutto quello che ci si aspetta dall’estate: vivacità, ritmo, originalità. In più mescola bene elementi realistici e sovrannaturali riuscendo a creare una formula vincente che incolla alla storia. 
Da una parte c’è infatti la realtà di Boston, città multietnica in cui convivono americani bianchi, asiatici, afro, ma anche irlandesi e italiani, c’è uno sfondo di strade, fast food con i panini del giorno, banchi di pegni in cui i buttafuori ti guardano da lontano mentre si raccontano le loro storie, e zone residenziali con le case con la porta sul retro. È proprio da quella porta che la realtà irrompe, mostrando la sua faccia più violenta: quella della malavita organizzata. Il capofamiglia dei Mancini obbliga infatti Katie a usare il suo dono di far risvegliare le persone in coma per salvare suo figlio Daniel, che qualcuno ha tentato di uccidere. Alla realtà si intreccia allora l’aspetto fantastico, a metà tra potere magico e capacità psichiche sovrannaturali, condito con quel tanto che basta di atmosfere acidoniriche e dosato nelle giuste quantità. Ciò che viene mostrato nel corso del romanzo è sufficiente per farne capire gli eventi, per rispondere alle domande basilari che sostengono tutta l’idea e per far calare nel lettore quel senso di possibilità che lo porta ad accettare teorie impossibili. Permette anche di capire il rapporto tra i due protagonisti, Katie Corfield e Matt O’Brien, legati da qualcosa di ben più profondo della possibilità di un risvolto romance. Allo stesso tempo, però, tante altre domande restano senza risposta, così come resta avvolta nel mistero la figura del professor Garcia, mai comparso nel romanzo ma già con il ruolo di colui che potrebbe dare maggiori informazioni su questo dono di “risveglia-dormienti”. L’equilibrio tra rivelato e taciuto è perfetto: soddisfa la necessità immediata di rendere completo questo primo libro, ma lascia anche la curiosità di sapere tutto quello che ancora c’è da scoprire nei successivi. E sarà impossibile lasciarseli scappare. 
C’è da godersi l’idea di un potere particolare e i risvolti che questo può avere, i tentativi sempre più rischiosi di Katie di risvegliare Daniel per salvare la vita di entrambi e l’intervento di Matt in pena per l’amica nelle mani dei criminali. E allora poco importa se l’identità dell’aggressore di Daniel, l’uomo a cui Mancini dà la caccia per vendicare suo figlio, è più telefonata delle lenticchie alla fine del cenone di Capodanno: la trama non ruota attorno a questo e non stiamo leggendo un giallo, perciò l’identità dell’aspirante assassino è solo di contorno. Come le lenticchie, del resto. 
Quello che conta, si sa, sono i fuochi d’artificio. 

Questa recensione è stata scritta da Ariendil